L'immondizia invade le strade, mentre già da maggio, aumenterà la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, una stangata che va dal 25% per le famiglie, fino ad un 300% per le attività commerciali.
In molte città la differenziata stenta a partire e le discariche ormai sono dietro ogni angolo. Ogni cittadino DEVE capire che l'immondizia differenziata è un bene comune per l'intera popolazione. Con un piccolo sacrificio possiamo ottenere posti di lavoro per il riciclaggio materiali inquinanti e non, quindi tanta più salute e benessere.
Riflettiamo e diamoci da fare.
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venerdì 3 maggio 2013
martedì 25 settembre 2012
Continua il dibattito sulla discarica dei Monti dell'Ortaccio
Si è aperta ieri 24 settembre 2012 la conferenza dei servizi al Ministero dell'Ambiente per valutare l'apertura della discarica provvisoria di Roma che dovrà sostituire quella di Malagrotta. Come già scritto nel precedente post del 3 settembre 2012, la nuova discarica in realtà può essere considerata un proseguimento di quella precedente in quanto i due siti si trovano a pochissima distanza. Ciò ha spinto il XV Municipio di Roma, che include anche la Valle Galeria, l'area dove si trova sia la discarica di Malagrotta sia quella di Monti dell'Ortaccio, a manifestare tutta la loro contrarietà. A supporto della inopportunità del sito provvisorio scelto dal commissario straordinario Goffredo Sottile gli amministratori locali hanno citato uno studio condotto dall'Università di Roma Tre da cui emerge come nella zona di Malagrotta c'è un tasso di mortalità del 28% maggiore rispetto a quello della media di Roma.
Se anche il sito di Monti dell'Ortaccio dovesse essere giudicato inadeguato, quali allora le alternative a Malagrotta? Il primo passo da seguire dovrebbe essere quello di puntare seriamente alla raccolta porta a porta, accrescendo nettamente il livello della differenziata romana. Altre esperienze nazionali mostrano come in tempi brevi sia possibile raggiungere risultati apprezzabili di differenziata; per fare ciò è fondamentale coinvolgere la popolazione illustrando chiaramente quali sono i rischi che si corrono se il ciclo dei rifiuti non è gestito in modo adeguato.
Nel brevissimo termini una strada potrebbe anche essere quella di seguire l'esempio napoletano e di inviare l'immondizia romana fuori dai confini laziali, se non anche all'estero. I costi in questo caso sarebbero rilevanti, e ciò potrebbe proprio costituire uno stimolo ad attuare una gestione dei rifiuti più oculata.
Se anche il sito di Monti dell'Ortaccio dovesse essere giudicato inadeguato, quali allora le alternative a Malagrotta? Il primo passo da seguire dovrebbe essere quello di puntare seriamente alla raccolta porta a porta, accrescendo nettamente il livello della differenziata romana. Altre esperienze nazionali mostrano come in tempi brevi sia possibile raggiungere risultati apprezzabili di differenziata; per fare ciò è fondamentale coinvolgere la popolazione illustrando chiaramente quali sono i rischi che si corrono se il ciclo dei rifiuti non è gestito in modo adeguato.
Nel brevissimo termini una strada potrebbe anche essere quella di seguire l'esempio napoletano e di inviare l'immondizia romana fuori dai confini laziali, se non anche all'estero. I costi in questo caso sarebbero rilevanti, e ciò potrebbe proprio costituire uno stimolo ad attuare una gestione dei rifiuti più oculata.
mercoledì 18 luglio 2012
In Campania l'emergenza rifiuti non ha fine
La gestione dei rifiuti in Italia non finisce mai di dover affrontare le emergenze. L’ultima, da un punto di vista cronologico, è quella che ha riguardato circa cinquanta comuni del casertano, tra cui anche Casal di Principe, tristemente noto per le vicende di camorra.
Il problema in questo caso ha del paradossale in quanto i cittadini di questi comuni si distinguono per un grandissimo senso civico, che li spinge a differenziare in grande quantità i rifiuti che producono.
Dall’altro lato, però, la gestione del ciclo dei rifiuti non è al passo con le capacità dei cittadini. Disguidi tecnici e giuridici hanno fatto esaurire i fondi del Consorzio destinato alla raccolta dei rifiuti. Quest’ultimo non ha nemmeno i soldi per poter assicurare i mezzi che devono uscire per raccogliere l’immondizia.
Ne deriva che i sacchetti, ben differenziati, rimangano accatastati nelle strade e, dopo alcuni giorni sotto il sole, non siano più riciclabili e debbano quindi essere destinati in discarica, con beffa dei cittadini che invece si erano impegnati nella loro differenziazione.
Il problema in questo caso ha del paradossale in quanto i cittadini di questi comuni si distinguono per un grandissimo senso civico, che li spinge a differenziare in grande quantità i rifiuti che producono.
Dall’altro lato, però, la gestione del ciclo dei rifiuti non è al passo con le capacità dei cittadini. Disguidi tecnici e giuridici hanno fatto esaurire i fondi del Consorzio destinato alla raccolta dei rifiuti. Quest’ultimo non ha nemmeno i soldi per poter assicurare i mezzi che devono uscire per raccogliere l’immondizia.
Ne deriva che i sacchetti, ben differenziati, rimangano accatastati nelle strade e, dopo alcuni giorni sotto il sole, non siano più riciclabili e debbano quindi essere destinati in discarica, con beffa dei cittadini che invece si erano impegnati nella loro differenziazione.
lunedì 2 aprile 2012
Emergenza rifiuti a Palermo
L'emergenza rifiuti è tornata a colpire una delle grandi città italiane, nello specifico Palermo.
Dopo quattro giorni di stop della raccolta dei rifiuti per un'agitazione da parte dei netturbini che non percepiscono lo stipendio i cumuli di immondizia stanno crescendo a dismisura lungo le strade cittadine.
Le immagini di Palermo ricordano molto da vicino quanto è accaduto in passato a Napoli. Anche le reazioni da parte della popolazione sono molto simili. Infatti, presi dalla disperazione molti palermitani hanno dato fuoco ai cumuli di immondizia, peggiorando in tal modo la situazione per il conseguente generarsi di diossina.
Come rilevato nel post del 5 ottobre 2011 bisogna notare che Palermo è una delle città capoluogo di provincia che meno sono attive nella raccolta differenziata dei rifiuti. Secondo i dati del 2010 elaborati dall'Istat a Palermo venivano riciclati appena il 7,7% dei rifiuti urbani. Un maggior impegno nella raccolta differenziata permetterebbe di limitare l'acculo di spazzatura lungo le strade cittadine.
Dopo quattro giorni di stop della raccolta dei rifiuti per un'agitazione da parte dei netturbini che non percepiscono lo stipendio i cumuli di immondizia stanno crescendo a dismisura lungo le strade cittadine.
Le immagini di Palermo ricordano molto da vicino quanto è accaduto in passato a Napoli. Anche le reazioni da parte della popolazione sono molto simili. Infatti, presi dalla disperazione molti palermitani hanno dato fuoco ai cumuli di immondizia, peggiorando in tal modo la situazione per il conseguente generarsi di diossina.
Come rilevato nel post del 5 ottobre 2011 bisogna notare che Palermo è una delle città capoluogo di provincia che meno sono attive nella raccolta differenziata dei rifiuti. Secondo i dati del 2010 elaborati dall'Istat a Palermo venivano riciclati appena il 7,7% dei rifiuti urbani. Un maggior impegno nella raccolta differenziata permetterebbe di limitare l'acculo di spazzatura lungo le strade cittadine.
lunedì 26 marzo 2012
La raccolta differenziata della plastica in Italia
In questo post prendiamo in considerazione la raccolta differenziata di materie plastiche in Italia secondo i dati riportati dall’Istat.
Dal grafico sottostante si può riscontrare come nel 2010 siano stati raccolti appena 12 chilogrammi per abitante in Italia, una quantità veramente modesta se si pensa a quanto di questo materiale, oltretutto altamente inquinante, veniamo a contatto giornalmente.
Unica nota positiva è che comunque nel tempo c’è stato un certo miglioramento. Se si guarda in particolare al 2000 si vede che di materie plastiche se ne riciclava una quantità minima in Italia, cioè poco più di 3 kg per abitante. L’incremento negli anni è stato continuo ma il risultato ottenuto è ancora ben lontano dalle esigenze. Basti notare che dal 2009 al 2010 si è riciclato solo un chilogrammo in più di materie plastiche per abitante.
Dal grafico sottostante si può riscontrare come nel 2010 siano stati raccolti appena 12 chilogrammi per abitante in Italia, una quantità veramente modesta se si pensa a quanto di questo materiale, oltretutto altamente inquinante, veniamo a contatto giornalmente.
Unica nota positiva è che comunque nel tempo c’è stato un certo miglioramento. Se si guarda in particolare al 2000 si vede che di materie plastiche se ne riciclava una quantità minima in Italia, cioè poco più di 3 kg per abitante. L’incremento negli anni è stato continuo ma il risultato ottenuto è ancora ben lontano dalle esigenze. Basti notare che dal 2009 al 2010 si è riciclato solo un chilogrammo in più di materie plastiche per abitante.
lunedì 19 marzo 2012
La raccolta differenziata del vetro in Italia
Prendiamo oggi in considerazione la raccolta differenziata del vetro in Italia secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat).
E’ importante valutare l’efficienza nel riciclo di questa materia prima in quanto è uno dei pochi materiali che possono essere pienamente recuperati.
Dal grafico sotto riportato si riscontra che nel 2010 in Italia sono stati riciclati circa 24 chilogrammi di vetro per abitante, con un incremento di meno di un kg rispetto all’anno precedente.
Rispetto a 10 anni fa il dato sulla raccolta differenziata di vetro ha visto pressoché raddoppiare la sua entità, posto che nel 2000 si raccoglievano appena 13 kg di vetro.
E’ importante valutare l’efficienza nel riciclo di questa materia prima in quanto è uno dei pochi materiali che possono essere pienamente recuperati.
Dal grafico sotto riportato si riscontra che nel 2010 in Italia sono stati riciclati circa 24 chilogrammi di vetro per abitante, con un incremento di meno di un kg rispetto all’anno precedente.
Rispetto a 10 anni fa il dato sulla raccolta differenziata di vetro ha visto pressoché raddoppiare la sua entità, posto che nel 2000 si raccoglievano appena 13 kg di vetro.
lunedì 12 marzo 2012
I peggiori comuni nella raccolta dei rifiuti organici
Considerando la lista dei peggiori comuni capoluogo di provincia nella raccolta differenziata dei rifiuti organici, dei rifiuti verdi e del legno si osserva ancora una volta che questi enti locali si trovano prevalentemente nel Mezzogiorno, e soprattutto in Sicilia.
Unica eccezione della lista è Viterbo che dalle statistiche dell’Istat risulta non riciclare i rifiuti organici, nonostante questo comune si trovi in un’area ad alto sfruttamento agricolo.
In generale si può comunque affermare che la scarsa efficienza delle amministrazioni comunali meridionali nella gestione dei rifiuti è un dato che desta molta preoccupazione e che dovrebbe spingere soprattutto le amministrazioni centrali ad intervenire affinché il divario tra Nord e Sud non si ampli anche da un punto di vista ambientale, oltre che economico-sociale.
Nello specifico, dalla tabella sostante si osserva che insieme a Viterbo, anche Iglesias e Agrigento non hanno riciclato rifiuti organici nel 2010. Alla stessa stregua si può vedere che Foggia e Enna hanno riciclato appena 100/200 grammi di rifiuto organico per abitante. Non arriva nemmeno al chilogrammo Vibo Valentia, mentre Potenza (1,3 kg), Caltanisetta (2,8), Messina (2,9) e Siracusa (4,8) fanno ben poco di più.
Unica eccezione della lista è Viterbo che dalle statistiche dell’Istat risulta non riciclare i rifiuti organici, nonostante questo comune si trovi in un’area ad alto sfruttamento agricolo.
In generale si può comunque affermare che la scarsa efficienza delle amministrazioni comunali meridionali nella gestione dei rifiuti è un dato che desta molta preoccupazione e che dovrebbe spingere soprattutto le amministrazioni centrali ad intervenire affinché il divario tra Nord e Sud non si ampli anche da un punto di vista ambientale, oltre che economico-sociale.
Nello specifico, dalla tabella sostante si osserva che insieme a Viterbo, anche Iglesias e Agrigento non hanno riciclato rifiuti organici nel 2010. Alla stessa stregua si può vedere che Foggia e Enna hanno riciclato appena 100/200 grammi di rifiuto organico per abitante. Non arriva nemmeno al chilogrammo Vibo Valentia, mentre Potenza (1,3 kg), Caltanisetta (2,8), Messina (2,9) e Siracusa (4,8) fanno ben poco di più.
Peggiori 10
comuni capoluogo di provincia in termini di raccolta dei rifiuti organici,
del rifiuto verde e del legno
|
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dati relativi
al 2010 espressi in kg per abitante
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0,0
|
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Iglesias
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0,0
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Viterbo
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0,0
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0,1
|
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Enna
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0,2
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Vibo
Valentia
|
0,9
|
1,3
|
|
2,8
|
|
2,9
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|
Siracusa
|
4,8
|
Fonte:
Istat.
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Etichette:
raccolta differenziata,
riciclo legno,
rifiuti organici,
rifiuti verdi
lunedì 5 marzo 2012
Riciclare il rifiuto organico: chi lo fa di più in Italia
Approfondiamo in questo post quali sono i comuni capoluogo di provincia italiani che riescono a riciclare di più i rifiuti organici, il rifiuto verde e il legno.
Come tutte gli altri materiali di scarto anche il riciclo del rifiuto organico riviste una fondamentale importanza. Limitare l’apporto in discarica di questi rifiuti, infatti, ha molteplici vantaggi.
Da un lato, si evita di riversare rifiuti che, indifferenziati con altri materiali, determinano la produzione di quello scarto altamente inquinante che è il percolato. Dall’altro lato, il rifiuto organico si può riciclare al 100% e grazie alla produzione del compost costituisce un ottimo concime da poter utilizzare in ambito agricolo.
Nella tabella si può osservare che il comune che fa meglio nel riciclo dei rifiuti organici è Olbia con ben 303 chilogrammi riciclati per abitante, contro i 65 chilogrammi medi in Italia. Il comune sardo distacca di circa 100 kg Reggio Emilia, il secondo miglior comune, e Pordenone. Ottima è anche la perfomance di un altro comune della Sardegna, Sanluri (205 kg). Seguono poi Rovigo (199), Ravenna (189), Forlì (189), Rimini (187), Salerno (181) e Verbania (180).
Da rilevare è poi la notevole performance registrata dal comune di Olbia che nell’arco di appena 5 anni è riuscita è passare da un raccolta di rifiuti organici di 20 kg per abitante a quella di 300 kg, con un incremento di ben 15 volte. Il comune sardo è riuscito in questa impresa anche grazie alle campagne di sensibilizzazione della popolazione, come quella presente sul sito del comune stesso.
Come tutte gli altri materiali di scarto anche il riciclo del rifiuto organico riviste una fondamentale importanza. Limitare l’apporto in discarica di questi rifiuti, infatti, ha molteplici vantaggi.
Da un lato, si evita di riversare rifiuti che, indifferenziati con altri materiali, determinano la produzione di quello scarto altamente inquinante che è il percolato. Dall’altro lato, il rifiuto organico si può riciclare al 100% e grazie alla produzione del compost costituisce un ottimo concime da poter utilizzare in ambito agricolo.
Nella tabella si può osservare che il comune che fa meglio nel riciclo dei rifiuti organici è Olbia con ben 303 chilogrammi riciclati per abitante, contro i 65 chilogrammi medi in Italia. Il comune sardo distacca di circa 100 kg Reggio Emilia, il secondo miglior comune, e Pordenone. Ottima è anche la perfomance di un altro comune della Sardegna, Sanluri (205 kg). Seguono poi Rovigo (199), Ravenna (189), Forlì (189), Rimini (187), Salerno (181) e Verbania (180).
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Primi 10
comuni capoluogo di provincia in termini di raccolta dei rifiuti organici,
del rifiuto verde e del legno
|
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dati relativi
al 2010 espressi in kg per abitante
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|
|
Olbia
|
303
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209
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|
206
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Sanluri
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205
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199
|
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189
|
|
Forlì
|
189
|
|
|
187
|
|
|
181
|
|
Verbania
|
180
|
|
Fonte:
Istat.
|
|
Da rilevare è poi la notevole performance registrata dal comune di Olbia che nell’arco di appena 5 anni è riuscita è passare da un raccolta di rifiuti organici di 20 kg per abitante a quella di 300 kg, con un incremento di ben 15 volte. Il comune sardo è riuscito in questa impresa anche grazie alle campagne di sensibilizzazione della popolazione, come quella presente sul sito del comune stesso.
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martedì 28 febbraio 2012
La raccolta differenziata dei rifiuti organici
La materia prima più
riciclata in Italia dopo la carta è quella organica, in cui rientra tra l’altro
anche il legno.
Nel 2010, infatti, in
base alle statistiche dell’Istat è risultato che in media sono stati riciclati
poco meno di 65
chilogrammi per abitante di questo materiale, contro i
quasi 66 della carta.
La dinamica registrata
negli ultimi 10 anni vede la raccolta dei rifiuti organici in netta crescita. Basti
osservare che nel 2000 si riciclavano appena 23 chilogrammi per
abitante, cioè circa un terzo del valore più recente.
A contribuire alla
maggiore attenzione verso il riciclo di questa materia prima vi è la maggiore diffusione
dei centri di compostaggio industriale, nonché delle centrali elettriche alimentate
a biogas.
mercoledì 21 dicembre 2011
I comuni più virtuosi nel riciclo della carta
I comuni italiani capoluogo di provincia che fanno meglio nella raccolta differenziata della carta si trovano tutti al Centro-Nord.
Questi comuni sono particolarmente virtuosi in quanto riescono a riciclare carta, in taluni casi, più del doppio rispetto alla media nazionale, ferma a 65 kg per abitante.
Nello specifico, il comune più virtuoso è quello di Prato, con quasi 150 kg di carta recuperata per ogni singolo abitante. Segue poi Forlì (142 kg), Rimini (130), Siena (127) e Sondrio (123).
Tra i primi 10 enti locali spicca poi la presenza di un grande comune, quello di Firenze. Non è facile infatti per un grande città, oltretutto molto frequentata da turisti, gestire efficacemente la raccolta differenziata. Nonostante questo il comune di Firenze riesce a riciclare ben 111 kg di carta per ogni abitante. Ciò dimostra come una buona amministrazione della cosa pubblica può permettere di raggiungere risultati in molti casi insperati.
Questi comuni sono particolarmente virtuosi in quanto riescono a riciclare carta, in taluni casi, più del doppio rispetto alla media nazionale, ferma a 65 kg per abitante.
Nello specifico, il comune più virtuoso è quello di Prato, con quasi 150 kg di carta recuperata per ogni singolo abitante. Segue poi Forlì (142 kg), Rimini (130), Siena (127) e Sondrio (123).
Tra i primi 10 enti locali spicca poi la presenza di un grande comune, quello di Firenze. Non è facile infatti per un grande città, oltretutto molto frequentata da turisti, gestire efficacemente la raccolta differenziata. Nonostante questo il comune di Firenze riesce a riciclare ben 111 kg di carta per ogni abitante. Ciò dimostra come una buona amministrazione della cosa pubblica può permettere di raggiungere risultati in molti casi insperati.
Primi 10
comuni capoluogo di provincia in termini di raccolta differenziata della
carta
|
|
dati relativi
al 2010 espressi in kg per abitante
|
|
148.3
|
|
Forlì
|
141.9
|
129.5
|
|
127.4
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|
Sondrio
|
122.7
|
116.9
|
|
113.1
|
|
112.6
|
|
111.0
|
|
106.0
|
|
Fonte:
Istat.
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martedì 13 dicembre 2011
Il riciclo della carta in Italia
Uno dei materiali più importanti nella catena del riciclo dei rifiuti è la carta. Questo materiale, infatti, si può riciclare al 100% con il notevole beneficio di evitare di abbattere altri alberi da cui ricavare la materia prima necessaria alla produzione della carta.
Dal grafico sottostante si può vedere come in Italia la raccolta differenziata di carta abbia avuto una notevole crescita nell’ultimo decennio.
Se nel 2000 si riciclavano circa 30 kg di carta per abitante, nel 2010 si è passati a 66 kg, con un incremento quindi superiore al 100%.
Va detto, però, che negli anni più recenti il trend di crescita che si era osservato in passato sembra essersi arrestato. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che i comuni virtuosi hanno raggiunto livelli molto elevati di raccolta differenziata di questo materiale, per cui ulteriori miglioramenti sono molto difficili, mentre dall’altro lato i comuni meno attenti al riciclo non stanno facendo ulteriori sforzi per migliorare la loro efficienza.
Dal grafico sottostante si può vedere come in Italia la raccolta differenziata di carta abbia avuto una notevole crescita nell’ultimo decennio.
Se nel 2000 si riciclavano circa 30 kg di carta per abitante, nel 2010 si è passati a 66 kg, con un incremento quindi superiore al 100%.
Va detto, però, che negli anni più recenti il trend di crescita che si era osservato in passato sembra essersi arrestato. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che i comuni virtuosi hanno raggiunto livelli molto elevati di raccolta differenziata di questo materiale, per cui ulteriori miglioramenti sono molto difficili, mentre dall’altro lato i comuni meno attenti al riciclo non stanno facendo ulteriori sforzi per migliorare la loro efficienza.
martedì 8 novembre 2011
La raccolta differenziata nei principali comuni italiani
Veniamo ora a considerare le performance dei grandi comuni italiani – cioè Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia – in termini di raccolta differenziata.
Il comune di grandi dimensione che fa meglio, in base ai dati dell’Istat relativi al 2010, è Torino, con una percentuale di differenziata pari al 43,3%.
Subito dopo vengono Firenze (38,4%), Milano (35,9%), Venezia (35,6%) e Bologna (34,8%), comuni che comunque mostrano valori non di molto superiori alla media nazionale (31,7%).
Peggio della media nazionale fanno invece Genova (27,8%), Roma (22%), Bari (20,1%) e Napoli (17,7%).
Fanalino di coda è Palermo con appena il 7,7% di raccolta differenziata.
In termini dinamici Torino è ancora una volta la città che ha fatto meglio. Dal 2000, in cui la sua quota di differenziata era pari al 20,4%, ha difatti più che raddoppiato la differenziazione dei rifiuti urbani.
Incrementi di 15/16 punti percentuali hanno riguardato invece Venezia, Genova, Roma, Bologna e Firenze. La speranza è che questo trend continui anche nel prossimo futuro.
Più lente nell’incrementare la quota di raccolta differenziata sono invece state Bari, Napoli, Milano e, soprattutto, Palermo. In quest’ultima città la differenziazione dei rifiuti è aumentata, nell’ultimo decennio, di poco meno di 3 punti percentuali.
Il comune di grandi dimensione che fa meglio, in base ai dati dell’Istat relativi al 2010, è Torino, con una percentuale di differenziata pari al 43,3%.
Subito dopo vengono Firenze (38,4%), Milano (35,9%), Venezia (35,6%) e Bologna (34,8%), comuni che comunque mostrano valori non di molto superiori alla media nazionale (31,7%).
Peggio della media nazionale fanno invece Genova (27,8%), Roma (22%), Bari (20,1%) e Napoli (17,7%).
Fanalino di coda è Palermo con appena il 7,7% di raccolta differenziata.
In termini dinamici Torino è ancora una volta la città che ha fatto meglio. Dal 2000, in cui la sua quota di differenziata era pari al 20,4%, ha difatti più che raddoppiato la differenziazione dei rifiuti urbani.
Incrementi di 15/16 punti percentuali hanno riguardato invece Venezia, Genova, Roma, Bologna e Firenze. La speranza è che questo trend continui anche nel prossimo futuro.
Più lente nell’incrementare la quota di raccolta differenziata sono invece state Bari, Napoli, Milano e, soprattutto, Palermo. In quest’ultima città la differenziazione dei rifiuti è aumentata, nell’ultimo decennio, di poco meno di 3 punti percentuali.
mercoledì 5 ottobre 2011
I peggiori comuni capoluogo di provincia nella differenziazione dei rifiuti
Se ieri abbiamo visto quali sono i migliori comuni capoluogo di provincia in termini di differenziazione dei rifiuti passiamo oggi invece a considerare la coda della classifica.
Sempre sulla base dei dati dell’Istat relativi al 2010 si può osservare che il peggior comune in Italia nella raccolta differenziata è Enna. Quasi incredibile la percentuale di differenziata raccolta nel comune siciliano: appena l’1,2% dei rifiuti urbani.
A seguire, ci sono altri 4 comuni della Sicilia: Siracusa (3%), Messina (5,3%), Catania (6,8%) e Palermo (7,7%), per poi non dimenticare che tra i 10 peggiori comuni italiani c’è anche Agrigento. Il disastro nella gestione dei rifiuti nella regione siciliana appare quindi evidente.
Sconforta poi notare che i peggiori comuni sono tutti del Mezzogiorno d’Italia. Nel post di ieri avevamo invece visto che le eccellenze sono possibili, nel campo della raccolta differenziata, anche in questa area del paese. Quindi una buona politica della gestione dei rifiuti è possibile anche nel Sud, bisogna solo che la classe politica si impegni su questa strada affinchè anche la popolazione faccia la sua parte.
Passando ad esaminare le variazioni nel tempo della raccolta differenziata, si rileva che dal 2000 al 2010 il comune che è fatto peggio è ancora una volta Enna. Nel 2000, infatti, la percentuale di differenziata era dell’1,3%, ha toccato una punta del 9,7% nel 2007 e poi è regredita all’1,2% nel 2010. Pochi sforzi nell’incrementare la raccolta differenziata sono poi stati fatti da Messina, Palermo, Foggia e Siracusa, con variazioni comprese tra l’1 e il 3 punti percentuali.
Anche alcuni comuni del Centro e del Nord, comunque, hanno avuto dinamiche di incremento della differenziata molto modeste. Nello specifico, Brescia, Viterbo, Savona e Macerata hanno aumentato la differenziata di appena 4/5 punti percentuali nell’ultimo decennio.
martedì 4 ottobre 2011
I migliori comuni capoluogo di provincia nella differenziazione dei rifiuti
La classifica dei migliori comuni capoluogo di provincia in termini di differenziazione dei rifiuti, stilata in base ai dati dell’Istat relativi al 2010, vede largamente in testa Pordenone con ben il 78,6% di raccolta differenziata. Più staccate si trovano Novara (72,6%) e Carbonia (72,1%).
E’ interessante notare come nella classifica dei primi 10 comuni ci sono esattamente 5 comuni del Nord (Pordenone, Novara, Verbania, Belluno e Asti) e 5 comuni del Sud d’Italia (Carbonia, Salerno, Avellino, Nuoro e Oristano), ad evidenziare come le eccellenze in questo campo non siano soltanto delle aree del paese più economicamente sviluppate.
Da sottolineare è invece che proprio due comuni di una delle regioni più al centro dell’attenzione sul tema della gestione dei rifiuti, cioè la Campania, mostrino una percentuale di differenziazione dei rifiuti più che doppia rispetto alla media nazionale.
Dai dati considerati emerge un’altra interessante informazione. Comparando infatti il livello di raccolta differenziata del 2010 con quello del 2000 si rileva che i comuni che hanno recuperato di più sono proprio quelli che adesso hanno raggiunto i livelli massimi di raccolta differenziata. In particolare Carbonia, Pordenone, Nuoro, Salerno, Avellino e Novara partivano da livelli di differenziata abbastanza modesti nel 2000 ma nell’arco di un decennio sono riusciti ad avere dei risultati eccellenti.
Questi dati dimostrano come delle buone politiche di gestione dei rifiuti siano possibili in Italia e siano alla portata di tutti.
lunedì 3 ottobre 2011
Raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia
Consideriamo in questo post l’andamento della raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia.
Dal grafico sottostante si può notare come la percentuale di rifiuti differenziati sia andata fortemente aumentando nell’ultimo decennio: si è infatti passati dal 14,2% del 2000 al 31,7% del 2010.
Se questi dati evidenziano un miglioramento ci segnalano altresì due aspetti rilevanti.
In primo luogo, la strada da compiere sulla differenziazione dei rifiuti è ancora lunga posto che appena un rifiuto su tre viene differenziato.
In secondo luogo, il trend di crescita negli ultimi anni si è fortemente rallentato. Se, infatti, il tasso di crescita su base annua della raccolta differenziata è stato pari all’11,5% nel 2008, nel 2009 è sceso al 6,7% e nel 2010 al 4,6%. Questi dati evidenziano come l’attenzione politica verso un’adeguata gestione del ciclo dei rifiuti sia calata, e ciò fa destare molta preoccupazione per il futuro.
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